Cibo italiano e cambiamento climatico: il caso del Radicchio di Chioggia

Mentre in Europa il 50% degli abitanti sono sovrappeso, e in Italia il 9,9% sono obesi (rapporto «Health at a Glance Europe 2010»), l’UNEP ci dice che ogni giorno muoiono nel pianeta 24.000 persone per fame o fenomeni ad essa connessa. Un nuova problema va a complicare lo squilibrato quadro globale, ovvero il cambiamento climatico. L’IPCC (2007) mostra diversi scenari futuri per clima e alimentazione: al di là di tutti i modelli e calcoli presi in considerazione, sopra un incremento di 3°C di temperatura i prezzi dei cereali aumenteranno in tutto il mondo, divaricando le differenze fra Nord e Sud ancora di più.

Allo stesso tempo a tamponare gli allarmismi ci pensa il Peterson Institute (2009), mostrandoci l’altra faccia della medaglia: con la cosiddetta “carbon fertilization” un aumento delle concentrazioni di gas serra potrà provocare un incremento dei raccolti. Si calcola per il 2080 una diminuzione della produzione agricola del 7,4% in Italia senza carbon fertilization, ma un aumento del 6,5% se questo invece si verificherà (con ragionevoli previsioni di risultati intermedi). L’incertezza quindi ancora regna sovrana, come possiamo vedere nella tabella (fonte: Peterson Institute for International Economics, 2009), aprendo la strada a riflessioni più che granitiche certezze.

Variation of agricultural production without carbon fertilization in 2080 Variation of agricultural production with carbon fertilization in 2080 Variation of agricultural output in billion of dollars (starting from 2003 to 2080)
Belgium -6,7% +7,3% -0,2<X<+0,2
France -5,7% +7,3% -2,3<X<+2,6
Germany -2,9% +11,7% -0,5<X<+2,0
Greece -7,8% +0,0% -0,7<X<+0,0
Italy -7,4% +6,5% -2,4<X<+2,1
Netherlands -7,0% +6,9% -0,7<X<+0,7
Portugal -9,6% +4,0% -0,4<X<+0,2
Romania -6,6% +7,4% -0,4<X<+0,5
Sweden, Norway and Finland +10,9% +27,5% +0,9<X<+2,5
Spain -8,9% +4,8% -2,7<X<+1,4
UK -3,9% +10,5% -0,5<X<+1,3

Una maggiore capacità di analisi può esserci data privilegiando lo studio del fenomeno (globale) in un contesto locale, dove l’analisi del contesto geografico ed economico può darci più risposte. Perfino in un paese arealmente non molto esteso come l’Italia, i frastagliati e variegati aspetti geografici locali possono giocare un ruolo non indifferente. Soprattutto per quanto riguarda le aree costiere, fenomeni quali l’innalzamento del livello del mare, espansione termica e incremento degli eventi estremi permettono di dare risposte documentate.

La parte est della Pianura Padana, come vediamo dalla figura seguente, è una delle aree a minore altezza sul livello del mare in Europa e già abbiamo evidenza di numerose problematiche (su tutte sia sufficiente il caso di Venezia), con un marcato pericolo legato all’intrusione salina (ovvero dell’acqua di mare) nelle falde. Il CNR per questo motivo ha realizzato un sistema di controllo automatico dell’intrusione salina nell’area a Sud di Venezia della Laguna, con forte attenzione al problema del Radicchio Rosso di Chioggia, un importante vegetale per le tavole italiane e soprattutto locali, ma anche per tutto il sistema economico agricolo locale.

Il radicchio  è sotto controllo dei ricercatori del CNR e della Provincia di Venezia con una tomografia computerizzata che, a una profondità di 70 metri, analizza le variazioni di presenza di acqua salata all’interno dell’acqua delle falde.

La vulnerabilità dell’area è ulteriormente complicata dalla subsidenza (abbassamento verticale della superficie terrestre a causa della diminuzione della presenza di acqua sotterranea), che altro non fa che aumentare i fenomeni di infiltrazione salina.

Quello del Radicchio rosso di Chioggia potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di una serie di complicanze che potrebbero colpire il paese. L’investimento di significative somme di denaro in un simile sistema di monitoraggio quindi è un passo avanti importante, a cui devono però seguire politiche di contenimento del fenomeno climatico e soprattutto di adattamento del territorio, che siano intensive e che avvengano soprattutto in modo anticipato.

Allo stesso tempo a nostro avviso, seppure si navighi in un mare di incertezze e variabili, appare chiaro che eventuali deficit nella disponibilità alimentare nei paesi ricchi come l’Italia potrà essere colmata con la copertura da parte del mercato internazionale, un fatto che lo renderà ancora più iniquo nei confronti dei paesi più poveri, accavallando i due problemi della disponibilità alimentare e della disponibilità economica delle popolazioni dei paesi del mondo.

Per ricevere una copia completa del paper (in lingua inglese) “Impacts of Climate Change on Food Production in Italy: a Geography of the Phenomena”, scrivere all’autore samuele.falcone@libero.it

Autore: Samuele Falcone

In Piemonte la sostenibilità…brilla.Il progetto “Come in cantina”.

Si segnala un gustosissimo progetto promosso dalla Regione Piemonte. La Regione del Barolo, del Dolcetto, del Nebbiolo e del Barbera, giusto per dirne qualcuno. Sicuramente ognuno di questi vini è un’eccellenza del territorio regionale, ma anche di tutta l’Italia. Chiaramente, come tutte le attività agricole, ha una funzione di consumo di suolo, ma anche di valorizzazione e presidio del territorio e del paesaggio, il cui equilibrio è da ricercare continuamente.

Come abbiamo visto più volte, ambiente e consumo vanno di pari passo e così anche l’acquisto dei pregiati vini piemontesi dà la possibilità di dare un contributo per la tutela di un ambiente stesso senza il quale il vino non si farebbe nemmeno.

La Direzione Ambiente (Settore Rifiuti) della Regione Piemonte ha quindi secondo quest’ottica deciso di proporre il progetto “Come in cantina”, per la riduzione della produzione di imballaggi derivanti dall’acquisto del vino. Da tempo si sono diffusi un po’ dappertutto, dapprima timidamente poi in modo più incisivo, i distributori self-service per detersivi, pasta, caramelle, cereali e così via. Ora tocca al vino, prodotto delicato a cui molti estimatori danno enorme importanza alla sua conservazione.

Partner del progetto e realizzatori insieme all’Amministrazione dei tavoli di lavoro per la redazione delle linee guida sono stati: Auchan, Il Gigante, Panorama, Carrefour e Conad per la Grande Distribuzione Organizzata e Aziende Agricole Associate, Le Guie e Vinnova per i fornitori.

Lo scopo è quello di permettere la reintroduzione di un’abitudine del passato che in parte dell’Europa è ancora diffusa, ovvero quella dei vuoti a rendere: riutilizzare le proprie bottiglie e riempirle evitando la continua produzione e smaltimento di nuovi imballaggi. Questo chiaramente permette al consumatore inoltre di risparmiare soldi, non dovendo continuare a riacquistare anche l’imballaggio.

All’avvio del progetto nei primi tre punti vendita sono stati venduti dai distributori 4166 litri di vino, con un numero totale di bottiglie riutilizzate, ovvero 2292. Il 55% del vino quindi è stato riacquistato utilizzando le bottiglie precedentemente acquistate. Al momento i punti vendita a disposizione dei piemontesi con attivo il servizio sono le Conad di Crescentino e di Vercelli (punto vendita del viale per Trino Vercellese), il Carrefour di Burolo e il Panorama di San Mauro Torinese.

Bevete e consumate con moderazione, chiaramente.

Autore: Samuele Falcone