Educare all’ambiente: intervista a Mrs. Zwisler, Direttrice di Roots and Shoots Cina

Abbiamo incontrato per voi una delle associazioni di volontariato ambientale più attive a Shanghai, o meglio, la più attiva. Un incontro utile per farci un’idea sulle attività che si svolgono in ogni angolo del mondo per la causa ambientalista. Il nome della Fondazione promotrice è Roots and Shoots (Radici e Germogli), nome eloquente che indica il giovanissimo target di un’organizzazione che raccoglie la sfida ambientale partendo dall’educazione delle nuove generazioni.

Quando parliamo “di ambiente”, alla nostra mente arrivano i grandi problemi di aria, acqua, suolo, paesaggio, i grandi incidenti petroliferi degli ultimi anni, l’inquinamento radioattivo degli ultimi giorni e altri temi lontani dalle responsabilità del singolo. Viene così da chiedersi se effettivamente i fondi dedicati all’educazione ambientale non dovrebbero essere destinati ad altre urgenze. Insomma, tamponare le cose importanti adesso o investire su un faticoso e incerto futuro? Tori Zwisler, direttrice di questo vero e proprio colosso di educazione ambientale ha risposto alle nostre domande, volutamente incalzanti, con convinzione e interesse.

“Sono d’accordo con l’osservazione che l’educazione ambientale riguardi un approccio a lungo termine, allo stesso tempo però abbiamo modo di direzionare gli studenti all’attenzione per lo sviluppo sostenibile” e a conferma di questo parla della concretezza che cerca di dare al lavoro alla figura professionale dell’educatore ambientale: “privilegiamo le attività esperienziali, progetti concreti e di breve termine, per esempio consideriamo 6 mesi già un termine troppo lungo per mantenere l’attenzione”. Le attività rimangono concentrate sul “coinvolgimento in progetti focalizzati che possano essere poi completati e implementati per conto proprio dagli studenti: raccolta differenziata, programmi di riciclo, risparmio di buste di plastica, utilizzo di bacchette riutilizzabili e altre piccole cose”.

Le attività di Roots and Shoots si svolgono a Shanghai, dove Miss Zwisler ci fa luce su un contesto in cui “coinvolgere sei scuole significa direttamente coinvolgere 6000 studenti. Il nostro lavoro è quello di raccogliere le informazioni, accumularle e renderle interessanti e motivanti nella realizzazione dei nostri progetti” e per quanto riguarda la riposta del popolo cinese pare che piaccia “fare la differenza, avere un qualche tipo di impatto e continuare a farlo”. A proposito di studenti è inoltre non indifferente il passaggio di informazioni all’interno del contesto familiare: “quando fai educazione ambientale non la stai facendo solo con i bambini, ma anche con gli adulti. Se un ragazzino sta risparmiando energia lo inizieranno ad osservare anche i genitori, e poi i vicini e le loro famiglie e così via”. Niente di nuovo forse per gli esperti di educazione ambientale, ma è pur vero che il discorso si amplifica in un contesto dove la vita è stata stravolta nel giro di 20 anni e dove le nuovissime generazioni parlano inglese e di ambientalismo, mentre i genitori rimangono in un certo senso indietro rispetto ai fenomeni globali.

In una città come Shanghai inoltre emerge un nuovo fenomeno fino a poco fa inconsueto, quello degli animali domestici. Non è infrequente per noi italiani scherzare a riguardo, visto l’utilizzo a scopo alimentare – peraltro anche pregiato – di animali come il cane, a noi del tutto estraneo. Fino a poco tempo fa l’utilizzo dell’animale domestico in contesti urbani cinesi era qualcosa di impensabile, ma ora una nuova generazione di cittadini, desiderosa di assomigliare sempre più al consumatore fashion occidentale, inizia a possedere un animale domestico scoprendone i grandi onori ma anche i numerosi oneri. E così in una città come Shanghai pare che Roots and Shoots trovi il suo perché anche nell’aiutare la popolazione, in primis i bambini, a “vivere insieme ai loro animali domestici. E’ una città piuttosto ricca e ne vogliono sempre di più negli ultimi anni. Noi vogliamo aiutare le persone a vivere meglio con i loro animali e imparare nozioni di base per esempio circa le necessità di vaccino”. Non dimentichiamo infatti che la maggiore conseguenza di un acquisto sovrappensiero di un animale domestico è l’abbandono. “C’è un discreto fenomeno di abbandono di animali a Shanghai. Nel nostro ufficio (composto da 17 addetti, ndr) 6 persone hanno preso con loro animali abbandonati”. E a proposito dell’educazione alla vita con gli amici a quattro zampe, si spera che si faccia qualcosa anche contro il dilagante fenomeno dei barboncini con le converse alle zampe e i ciuffi tinti di colori fluorescenti (passeggiare per la metropoli per credere).

Una valutazione positiva quindi, quella sul lavoro di Roots and Shoots, dalle informazioni in nostro possesso e dalla passione con cui parla chi vi lavora. Un po’ più di contraddizione per le fondazioni di questo tipo è la raccolta fondi. Abbiamo chiesto, trattandosi di un’organizzazione che domina la scena di una città di 24 milioni di abitanti e che ha la propria sede in un grattacielo a poche centinaia di metri dalla centralissima People’s Square, se si è mai ricevuta una “proposta indecente”. In questo caso l’associazione pone delle limitazioni nell’accettazione di donazioni solo per coloro che hanno affari in traffico d’armi e industrie del tabacco. Coscienti del fatto che non è sempre facile indagare sulla vita ambientale di numerosi processi produttivi, la risposta è che “noi preferiamo vedere il bicchiere mezzo pieno”. Ed è pur vero che gli investimenti nel campo dell’educazione ambientale non sono sempre tanti ed è meglio avere dei liquidi attraverso i quali riproporre un bilanciamento, magari per educare nuovi futuri capitani d’impresa a fare meglio. Apprezziamo la sincerità e la consapevolezza della Fondazione, seppure riteniamo che qualcosa in più si potrebbe fare su questo aspetto.

Attualmente Roots and Shoots ha come cavallo di battaglia il progetto 3 million trees, che porterà letteralmente nuovo ossigeno nella Mongolia interna, per conoscere questo e altri progetti dell’avanguardia dell’educazione ambientale, navigare sul sito www.jgi-shanghai.org

Autore: Samuele Falcone

A distanza di 18 anni dalla Convenzione di Rio, l’Italia finalmente elabora la propria strategia nazionale per la tutela della biodiversità

fonte foto: wwf.it

Nelle scorse settimane è stato avviato il programma di lavoro che porterà l’Italia ad adottare la propria strategia nazionale per la tutela della biodiversità, traducendo finalmente in pratica gli impegni presi nel 1992 con la sottoscrizione della Convenzione Internazionale sulla Diversità Biologica (CBD). In vista della prima Conferenza Nazionale per la Biodiversità, convocata per il 20–22 maggio 2010 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha presentato la propria bozza di “Strategia Nazionale per la Biodiversità” che è stata discussa proprio in questi giorni dai diversi attori istituzionali, economici e sociali interessati per arrivare alla definizione di scenari futuri attraverso un percorso condiviso e partecipato. Infatti, per garantire un approccio multidisciplinare alla Conferenza, il Ministero ha deciso di promuovere la più ampia consultazione possibile organizzando, con il supporto di WWF Italia e del Dipartimento di Biologia vegetale dell’Università “La Sapienza”, tre workshop preliminari che si sono svolti a Firenze giovedì 29 aprile, a Padova giovedì 6 maggio e infine a Napoli giovedì 13 maggio. In questi gruppi di lavoro associazioni di categoria, rappresentanti del mondo accademico e scientifico, insieme a esponenti dei settori economici e sociali, hanno confrontato le proprie osservazioni sulla bozza proposta, comparato le principali iniziative messe in campo nel corso degli anni e discusso gli obiettivi strategici per la conservazione della biodiversità in Italia da raggiungere entro il 2020.

L’Italia è uno tra i paesi più ricchi di biodiversità. Se guardiamo al solo patrimonio vegetale il numero di specie presenti in Italia è altissimo: senza considerare Procarioti, Alghe e Funghi, le sole piante vascolari sono 6.759, a cui vanno aggiunte circa 1.100 Briofite (Fonte: Lipu, 2005). Purtroppo oggi stiamo rapidamente perdendo gran parte di questa inestimabile ricchezza sotto la spinta degli incalzanti consumi di suolo e del conseguente degrado degli habitat naturali, delle scelte dell’agricoltura di mercato e per via dei gravi danni prodotti agli ecosistemi dalla della caccia e dal bracconaggio. Infatti anche la diversità faunistica è a repentaglio: come ha più volte segnalato WWF Italia, nei prossimi anni rischiamo di perdere diverse specie animali come l’orso bruno, la lontra, il capovaccaio, l’aquila del Bonelli, la pernice bianca e la gallina prataiola. È necessario che ci rendiamo conto dell’irreversibilità di queste estinzioni a passiamo all’azione.

Sfortunatamente oggi il problema della perdita di varietà biologica non è ancora adeguatamente sentito; un po come non lo era, trenta anni fa, quello del cambiamento  climatico in atto.  Speriamo solo di non dover aspettare così tanto per riconoscere la gravità della situazione attuale. Sicuramente l’adozione di una strategia nazionale è un buon punto di partenza per dare immediata attuazione agli obbiettivi locali, ma non basta. Occorre gettare le basi per un cambiamento culturale che porti alla ribalta questo tema, consentendo di intervenire anche a livello planetario, in quei sistemi (come ad esempio le foreste tropicali o le barriere coralline) che vengono costantemente devastati.

Cambiare mentalità significa anzitutto abbandonare la canonica visione antropocentrica e di natura che da sempre guida le scelte decisionali a livello politico, sociale ed economico: una concezione in cui le risorse del pianeta sono viste come finalizzate all’uomo in funzione prevalentemente utilitaristica e di sfruttamento. La realtà è molto diversa: qualsiasi sistema economico e sociale è parte dell’ecosistema Terra e non potrebbe esistere se non ci fossero le limitate risorse del pianeta a sostenerlo.

Autore: Sara Colombo