Normative e Marchi di Certificazione per il rendimento energetico e la qualità nell’edilizia in Emilia Romagna

Le fonti non rinnovabili di energia stanno diventando scarse e più costose a livello globale; parallelamente, aumenta l’impatto dell’inquinamento e dei gas serra sulla salute umana e sull’ambiente. Il consumo degli edifici riveste un ruolo importante nella futura prospettiva di miglioramento nell’ambito dell’efficienza energetica e della riduzione delle emissioni inquinanti.

Attualmente gli edifici incidono per circa il 40% sul consumo totale di energia. Le prestazioni energetiche degli edifici sono notevolmente migliorate negli ultimi anni, grazie all’adeguamento delle nuove costruzioni alle normative europee. Tuttavia, aspetti socio-culturali quali l’incremento del numero dei nuclei familiari, benché la popolazione totale sia stabile, e aspetti socio-economici come l’incremento del livello di confort (riscaldamento e raffrescamento) degli ambienti interni, l’aumento delle dimensioni degli alloggi e la crescita del numero di elettrodomestici, portano a prevedere un incremento della domanda di energia nel settore.

L’ottenimento di un elevato rendimento energetico in un edificio richiede, in primo luogo, la riduzione della domanda di energia. Ridurre la domanda di energia significa ridurre le perdite di calore in inverno e gli apporti in estate, attraverso adeguate caratteristiche dell’involucro dell’edificio: pareti, finestre, copertura, basamento. In secondo luogo, l’energia richiesta deve essere fornita da sistemi  (generatori e impianti di distribuzione) aventi elevata efficienza energetica e possibilmente attraverso fonti di energia rinnovabili.

In Italia, dopo il recepimento della normativa europea 2002/91/CE attraverso il Decreto legislativo n. 192/2005 “attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia” e il successivo Decreto legislativo n. 311/2006 “Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell’edilizia”, progettazione e costruzione secondo criteri orientati al risparmio energetico sono obbligatorie. Alcune Regioni – essendo le tematiche legate all’energia demandate alla amministrazione Regionale – hanno emanato leggi che possono imporre limiti più restrittivi e richiedere più elevati livelli prestazionali.

In Emilia Romagna è in vigore la normativa Regionale 156/2008 “Atto di indirizzo e coordinamento sui requisiti di rendimento energetico e sulle procedure di certificazione energetica degli edifici” e successiva modifica 1362/2010.

Al fine di garantire il rispetto delle normative e la corrispondenza tra progetto e costruzione, è stato introdotto l’obbligo – per gli edifici di nuova costruzione e per alcune categorie di intervento su edifici esistenti – della produzione dell’”attestato di certificazione energetica”.

L’attestato, oltre a garantire il rispetto dei valori limite previsti, serve a certificare a livello commerciale il valore, in termini di rendimento energetico, dell’edificio nel mercato immobiliare. Esso è infatti richiesto anche in caso di compravendita e di locazione di immobili esistenti, senza nessun obbligo di soddisfare limiti prestazionali, al fine di dare alle prestazioni energetiche di un edificio un peso a livello commerciale.

Il consumatore inoltre, tramite l’attestato di certificazione energetica, conosce anticipatamente la stima dei costi di gestione per il condizionamento e la produzione di acqua calda sanitaria.

Già prima che venisse introdotto l’obbligo della certificazione energetica esistevano in Italia marchi di certificazione della qualità del costruito, tra cui il più famoso è probabilmente il marchio CasaClima. Questi marchi sono stati fondamentali nello sviluppo delle buone pratiche nel costruire e nella promozione dell’importanza della sostenibilità energetica. Tuttavia, questi marchi sono spesso basati su procedure di valutazione non conformi a quanto richiesto dalle leggi attualmente in vigore.

In Emilia Romagna sono stati sviluppati alcuni marchi di certificazione il cui rilascio comprende la produzione del certificato secondo la procedura prevista dalla normativa.

Tra questi, il marchio Ecoabita (www.ecoabita.it) è attivo nella zona di Reggio Emilia per incentivare la sperimentazione delle buone pratiche di risparmio energetico e la diffusione della certificazione energetica degli edifici. Ecoabita è un progetto del Comune di Reggio Emilia, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Reggio ed di ACER.

Grazie al marchio Ecoabita nell’area di Reggio Emilia il mercato edilizio è caratterizzato da alta qualità; inoltre la cultura della sostenibilità e della attenzione alle tematiche energetiche è generalmente diffusa. Agli edifici che consentono di raggiungere un particolare risparmio energetico, è assegnata, oltre al certificato energetico che sostituisce il certificato energetico regionale previsto dalla normativa, una targa che rende riconoscibile la qualità costruttiva dell’edificio.

Il marchio Qualicasa, il cui progetto è a cura di CNA Provinciale di Modena, Collegio Imprenditori Edili API Modena, Camera di Commercio di Modena e NuovaQuasco, è invece un marchio multicriteriale che potrà essere rilasciato ad edifici residenziali con caratteristiche di elevata qualità , non solo per quanto riguarda le prestazioni energetiche, ma anche per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente (uso di materiali ecocompatibili, corretto uso del suolo), il comfort interno e la sicurezza. Per ognuna delle 4 aree (Casa Energia, Casa Ambiente, Casa Comfort, Casa Sicura) sono previsti 4 livelli prestazionali: Basic (che presuppone il rispetto dei requisiti minimi previsti dalle normative in vigore), Silver, Gold e Gold Plus.

La definizione di un sistema di certificazione dei vari aspetti che contribuiscono a definire la qualità di un edificio è indispensabile, non solo per accrescere la consapevolezza dell’importanza del rispetto dell’ambiente, ma anche per stabilire un legame tra qualità del costruito e valore commerciale, così che tutti gli attori del processo edilizio siano stimolati a perseguire alti livelli prestazionali.

Autore: Valentina Preti

Girovagando per il FuoriSalone

Si svolge in questi giorni (13 – 19 aprile) la 49ma edizione del Salone del Mobile di Milano. Come avviene da molti anni, accanto all’esposizione consueta nei padiglioni di Rho, la città si anima grazie alle centinaia di eventi del FuoriSalone sparsi tra i vicoli di Brera, sulle sponde dei Navigli, davanti le vetrine del Quadrilatero.

Quest’anno forse più che nel passato, le iniziative sono ricche di rimandi all’ecologia, alla sostenibilità, all’attenzione verso l’ambiente, temi oramai ben noti ad architetti, progettisti e designers. Non sempre però è facile distinguere idee veramente originali e ambientalmente innovative da creazioni e proposte semplicemente “pucciate” nel verde oramai così fashion. Come destreggiarsi quindi tra questa miriade di happening, mostre, incontri?

Un’interessante itinerario tematico è proposto da BestUp - circuito per la promozione dell’abitare sostenibile – che ha selezionato decine di iniziative che declinano la sostenibilità in tutti i suoi anche più insoliti aspetti. Per renderlo ancora più accattivante, l’itinerario sostenibile Fuori Salone 2010 si accompagna ad una divertente caccia al tesoro: chi scopre almeno 5 delle 7 parole-chiave dell’eco-design  nascoste in alcune delle tappe del percorso, potrà ritirare il suo premio, ovviamente rigorosamente ecologico. Ecco le tappe più interessanti che ho selezionato per voi:

  • Piazze Green, cioè i luoghi di riferimento per immergersi nell’efficienza energetica, nel risparmio, nel riciclo …
    • Milano Green Festival promuove mostre, incontri e servizi. Molto interessanti sono sia i laboratori sul riciclo creativo sia gli incontri per discutere della natura in città.
      Dove: Galleria Venti Correnti, via Cesare Correnti, 20
    • Posti di Vista raccoglie gli eventi promossi dalla Fabbrica del Vapore, da convegni di eco-design a spettacoli teatrali, da installazioni artistiche alla progettazione attiva del verde.
      Dove: Fabbrica del Vapore, via Luigi Nono, 7
    • Public Design Festival è l’iniziativa di Esterni per la valorizzazione creativa degli spazi pubblici. Le parole d’ordine sono sostenibilità e partecipazione attiva. La zona di via Vigevano è il laboratorio a cielo aperto per dimostrare che si può cambiare il modo di progettare, vivere e pensare gli spazi pubblici grazie ad una “costruzione collettiva”. Da non perdere “ROoM for a day” e “l’orto in città”.
      Dove: Porta Genova e via Vigevano
  • Arte: installazioni, opere site specific e mostre sono disseminate un po’ ovunque, ma quella organizzata dalla casa editrice Minimum Fax nell’ambito di Re-book è proprio originale: l’artista Alice Visin ha dato nuova vita alle pagine di vecchi libri trasformandole in un bianco giardino di fiori-spilla da cogliere. Si è voluto in questo modo inaugurare un contest per raccogliere idee sul riuso dei libri. Lì accanto poi è possibile partecipare al “mercatino biologico del libro” dove barattare, scambiare a peso, comprare nuovi e vecchi libri. Dove: Alzaia Naviglio Grande, 42
  • Eco-prodotti: se invece cercate oggetti, tessuti e arredi domestici innovativi, a basso impatto ambientale, riciclati, o ecologicamente corretti Sparkling è la location che riunisce aziende selezionate per la loro attenzione a questi aspetti. Dove: via tortona, 31
  • Laboratori e concorsi: se poi volete sentirvi ancora più partecipi e coinvolti potete prendere parte ad uno dei tantissimi laboratori o proporre la vostra idea in un concorso:
    • L-Hub Game per sperimentare tecniche di creazione di oggetti di tessuto e materiali insoliti. Dove: ripa di porta ticinese, 69
    • IoRiciclo TuRicicli per ammirare le creazioni dei partecipanti ad un concorso veramente unico: dare vita ad oggetti di qualsiasi tipo partendo da un semplice campione di scarto di produzione dei feltrini sottosedia. Dove: via tortona, 35

Autore: Eva Gabaglio

LEED sbarca in Italia. Ma la vogliamo un’edilizia sostenibile?

fonte immagine: castellinaria.ch

Cari Lettori,

innanzitutto, ben tornati dalle vostre vacanze pasquali. Ricominciamo dopo questa breve pausa parlando di una novità riguardante l’edilizia sostenibile. Una news fresca fresca ci dice che il 14 aprile a Trento il Green Build Council italia presenterà per la prima volta il sistema LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Si tratta di una certificazione di origine statunitense che permette di individuare la catena di prodotti e materiali utilizzati per le costruzioni.

L’edilizia in Italia continua senza sosta, sebbene vi sia una situazione di continua costruzione nonostante la presenza di un’offerta abitativa piuttosto consistente. Il perché ha molteplici motivi, su tutti il problema della speculazione nonché i continui tagli agli Enti Locali che con le concessioni vanno a reperire fondi vitali per la loro sopravvivenza. Ma anche un sistema di risparmio che vede il mattone come l’unico investimento sicuro, e da qui il discorso si amplierebbe ulteriormente.

La certificazione LEED indica al realizzatore tutti i criteri per una realizzazione ottimale di nuove costruzioni, sia dal punto di vista del risparmio energetico che da quello del consumo di risorse. L’organizzazione che definisce i criteri è l’US Green Building, organizzazione no profit nata nel 1993.

I criteri prevedono:

  • Individuazione di siti sostenibili;
  • Gestione efficiente dell’acqua;
  • Risparmio energetico;
  • Qualità degli ambienti interni;
  • Progettazione e innovazione;
  • Materiali sostenibili (prodotti locali o sostenibili, come per esempio legno certificato FSC).

A seconda delle performance del progetto, LEED rilascia una certificazione della sostenibilità ambientale dell’edificio, che può avere performance su livelli differenti:

  • Certified (40-49 punti);
  • Silver (50-59 punti);
  • Gold (60-79 punti);
  • Platinum (80 o più punti).

Questo tipo di realizzazione ci può lasciare alcuni margini importanti per poter valutare l’impatto ambientale di un progetto di edilizia. Certamente però, come sempre, ci muoviamo sul terreno della “volontarietà”, che se da una parte lascia spazio ad elasticità e opportunità di miglioramento continuo al di sopra di quanto è già previsto dalla legge, dall’altro come dice la parola stessa ha come condizione necessaria che abbiamo una “volontà” ad agire. E se proprio non c’è la volontà quantomeno che se ne comprenda l’utilità.

Uno strumento molto importante può essere quello lasciato in mano alle Pubbliche Amministrazioni che, visto il loro compito di realizzare benefici collettivi, hanno uno strumento in più per scegliere progetti completi per le opere pubbliche. Prima questo poteva essere fatto solo per le gare internazionali, ora con lo sbarco di LEED in Italia sarà possibile favorire imprese italiane che aderiscono al sistema.

Uno dei punti di debolezza del sistema è che, come accade per altri tipi di certificazione, ancora manca un approccio sistemico e mi si perdoni la ripetitività, “geografico”. Il sistema non prevede strumenti di integrazione con le attività di pianificazione già in essere, quali piani regolatori o piani paesaggistici o altre attività strettamente connesse al contesto locale. Il pericolo è quello di punteggiare il territorio con tante piccole “cattedrali nel deserto”, ma questo destino dipenderà soprattutto dal recepimento che vorremo dare a LEED e dal suo utilizzo non-esclusivo quale sistema di valutazione.

Per approfondimenti: http://www.gbcitalia.org

Autore: Samuele Falcone

EVA: Eco Villaggio Autocostruito

fonte immagine: europa.eu

Le cronache di queste settimane raccontano di come la ricostruzione post-terremoto a L’Aquila e nelle decine di centri minori distrutti dalle scosse della notte del 6 aprile scorso si sia trasformata, da possibile punto di partenza per una migliore gestione del territorio, nella solita squallida propaganda politica, accompagnata dalla spartizione di appalti tra soggetti di dubbia legalità. Come spesso succede in Italia, la possibilità di trarre insegnamenti dalla tragedia e di sfruttare gli errori per costruire un futuro migliore è stata sprecata e a quasi un anno dal sisma, i centri storici sono ancora invasi dalle macerie, mentre intorno all’Aquila sono state costruite decine di new town, che sebbene abbiano ridato una casa a molti aquilani, sono sorte al di fuori di qualsiasi strumento di pianificazione territoriale a lungo termine e su vasta scala. Uno spiraglio di luce in questo scenario scoraggiante viene però da Pescomaggiore, frazione del comune dell’Aquila posta ai piedi dei Monti della Laga. Qui infatti, è da poco nata E.V.A.. Non si tratta di una bella bambina abruzzese, magari figlia di sfollati, come quelle raccontate dai rotocalchi televisivi che gridano al miracolo della ricostruzione, ma dell’Eco Villaggio Autocostruito, un progetto che dimostra come un futuro diverso per il capoluogo abruzzese sarebbe stato possibile. Il progetto è nato grazie all’impegno del Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, un’associazione di cittadini ed emigrati che da anni si occupa del recupero della frazione, abbandonata da molti abitanti negli ultimi decenni. Il terremoto rischiava di dare il colpo di grazia a una comunità già debole, per questo i soci del Comitato hanno deciso di impegnare le proprie risorse per la costruzione di un villaggio” autocostruito e autofinanziato per consentire a più famiglie possibili di Pescomaggiore di restare a vivere nel loro paese”. Sorto a poche centinaia di metri dal centro storico, E.V.A. è un agglomerato di piccole case costruite secondo i principi della bio-architettura, con strutture modulari di legno e paglia compressa, tecnica che permette il minimo impatto ambientale e il rispetto delle norme anti-sismiche. Il villaggio (progettato dallo studio di architettura BAG, con la consulenza dell’esperto di bio-architettura Caleb Murray Burdeau) è autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie a un impianto a pannelli fotovoltaici, mentre la paglia – efficiente isolante termico – permette di riscaldare tutti gli appartamenti con l’accensione, per poche ore al giorno, di stufe a legna. E.V.A. sarà poi dotato di un impianto di fitodepurazione e di compostiere, dove i rifiuti organici verranno trasformati in fertilizzante per gli orti irrigati anche grazie all’incanalamento dell’acqua piovana. Ciliegina sulla torta: le case costeranno solo 500 euro al metro quadro e saranno a disposizione non solo degli abitanti di Pescomaggiore, ma di tutti gli abruzzesi terremotati che vorranno trasferirsi nella frazione. Resta solo da capire come il nuovo villaggio si relazionerà con il centro storico di Pescomaggiore, che come decine di altri nella zona, rischia di rimanere abbandonato per sempre.

Autore: Giacomo Pettenati