Parchi Regionali a rischio in Lombardia?

Lo scorso 3 Febbraio il Consiglio Regionale della Lombardia ha presentato il Progetto di Legge n.76 per la nuova organizzazione degli enti gestori delle Aree Regionali Protette. Secondo il testo della proposta sono due i campi di intervento del progetto di legge: il primo è quello relativo alla governance, il secondo riguarda l’efficienza gestionale, la riduzione della spesa e la semplificazione.

La principale modifica riguarda la trasformazione degli attuali enti gestori in enti pubblici costituiti con la partecipazione, anche in termini di economici, degli enti locali territorialmente interessati (comuni, comunità montane e province) e di quelli che vi aderiranno volontariamente. E’ prevista poi l’istituzione della Comunità del Parco, composta da un rappresentante per ciascuno degli enti aderenti nella persona dei sindaci e dei presidenti delle Province e delle Comunità Montane. Gli enti saranno retti da un consiglio di gestione composto da tre o cinque membri, compreso il presidente, tutti eletti dalla Comunità del Parco e di cui uno su designazione della Giunta Regionale. Il direttore, con incarico conferito dal presidente, sarà scelto da un apposito elenco regionale in cui verranno iscritti coloro i quali presentano precisi requisiti di competenza e professionalità. Vi sarà infine un unico revisore dei conti, nominato dalla Comunità del Parco su designazione del Consiglio regionale. Per quanto riguarda l’esigenza di migliorare l’efficacia della gestione e la razionalizzazione della spesa la proposta prevede l’esercizio in forma associata o convenzionata da parte di più parchi di alcune funzioni amministrative, quali le attività di carattere gestionale, tecniche, di comunicazione e legali. Sono inoltre previste alcune modifiche destinate alla semplificazione delle procedure per l’individuazione dei parchi naturali, per le rettifiche ai confini degli stessi e per l’approvazione del piano del parco naturale.

Secondo l’Assessore regionale ai Sistemi verdi e Paesaggio, Alessandro Colucci, “la riforma  introduce elementi importanti d’innovazione e di rilancio per le aree protette lombarde. Il tutto all’interno di una cornice che conferma il ruolo centrale degli enti locali territoriali e la piena autonomia gestionale degli enti parco.”. Tuttavia le associazioni ambientaliste e alcuni rappresentati dei parchi regionali non sono dello stesso avviso. Italia Nostra, il FAI, Legambiente, Lipu e WWF in occasione della conferenza “Più parchi, più natura, più società”, svoltasi giovedì 26 febbraio a Milano, dichiarano che “il rischio è impallare il sistema dei parchi lombardi per i prossimi anni, proprio ora che in vista dell’Expo il contenimento del consumo dei suoli e lo sviluppo sostenibile diventano temi importanti che coinvolgono direttamente le aree protette. Perché non mantenere ciò che di buono è stato prodotto e proseguire nella costituzione migliorativa di una legge regionale sui parchi?”. Il WWF ha inoltre presentato ieri alla VIII Commissione regionale Agricoltura, Parchi e Risorse Idriche le osservazioni al progetto di legge, definendolo migliorabile soprattutto per quanto riguarda l’assenza di riferimenti alla tutela della biodiversità e per la rischiosa apertura verso l’approvazione, in deroga alle norme vigenti, di opere pubbliche non altrimenti localizzabili. Se questo progetto di legge verrà approvato, esso interverrà sul 30% del territorio, poiché a tale percentuale ammonta la superficie sottoposta a vincoli di tutela in Lombardia. È quindi il caso di porre attenzione sulle modifiche che la Regione ha intenzione di apportare, non solo per l’estensione delle aree coinvolte, ma anche perché spesso la normativa lombarda ha anticipato quella nazionale, soprattutto in materia di tutela dell’ambiente, come nel caso della L.R. 86/83, la legge quadro sulle aree protette che verrebbe modificata, e come testimoniato dal testo del recente decreto “Milleproroghe” per il quale “si prevede l’esclusione dei consorzi di funzioni costituiti per la gestione degli enti parco istituiti con legge regionale dall’applicazione della disposizione della legge finanziaria 2010 che prevede la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali.

L’esclusione ha effetto fino alla data di entrata in vigore di ciascuna legge regionale di riordino e comunque non oltre il 31 dicembre 2011.” Anche Federparchi esprime forte preoccupazione poiché di fatto i consorzi di gestione dei parchi erano stati inseriti, prima degli ultimi emendamenti al decreto, tra i consorzi da sciogliere entro l’anno e restano attualmente a rischio in Lombardia, così come sembra a rischio il principio di sussidiarietà che ispirava la L.R. 86/83.

Girovagando per il FuoriSalone

Si svolge in questi giorni (13 – 19 aprile) la 49ma edizione del Salone del Mobile di Milano. Come avviene da molti anni, accanto all’esposizione consueta nei padiglioni di Rho, la città si anima grazie alle centinaia di eventi del FuoriSalone sparsi tra i vicoli di Brera, sulle sponde dei Navigli, davanti le vetrine del Quadrilatero.

Quest’anno forse più che nel passato, le iniziative sono ricche di rimandi all’ecologia, alla sostenibilità, all’attenzione verso l’ambiente, temi oramai ben noti ad architetti, progettisti e designers. Non sempre però è facile distinguere idee veramente originali e ambientalmente innovative da creazioni e proposte semplicemente “pucciate” nel verde oramai così fashion. Come destreggiarsi quindi tra questa miriade di happening, mostre, incontri?

Un’interessante itinerario tematico è proposto da BestUp - circuito per la promozione dell’abitare sostenibile – che ha selezionato decine di iniziative che declinano la sostenibilità in tutti i suoi anche più insoliti aspetti. Per renderlo ancora più accattivante, l’itinerario sostenibile Fuori Salone 2010 si accompagna ad una divertente caccia al tesoro: chi scopre almeno 5 delle 7 parole-chiave dell’eco-design  nascoste in alcune delle tappe del percorso, potrà ritirare il suo premio, ovviamente rigorosamente ecologico. Ecco le tappe più interessanti che ho selezionato per voi:

  • Piazze Green, cioè i luoghi di riferimento per immergersi nell’efficienza energetica, nel risparmio, nel riciclo …
    • Milano Green Festival promuove mostre, incontri e servizi. Molto interessanti sono sia i laboratori sul riciclo creativo sia gli incontri per discutere della natura in città.
      Dove: Galleria Venti Correnti, via Cesare Correnti, 20
    • Posti di Vista raccoglie gli eventi promossi dalla Fabbrica del Vapore, da convegni di eco-design a spettacoli teatrali, da installazioni artistiche alla progettazione attiva del verde.
      Dove: Fabbrica del Vapore, via Luigi Nono, 7
    • Public Design Festival è l’iniziativa di Esterni per la valorizzazione creativa degli spazi pubblici. Le parole d’ordine sono sostenibilità e partecipazione attiva. La zona di via Vigevano è il laboratorio a cielo aperto per dimostrare che si può cambiare il modo di progettare, vivere e pensare gli spazi pubblici grazie ad una “costruzione collettiva”. Da non perdere “ROoM for a day” e “l’orto in città”.
      Dove: Porta Genova e via Vigevano
  • Arte: installazioni, opere site specific e mostre sono disseminate un po’ ovunque, ma quella organizzata dalla casa editrice Minimum Fax nell’ambito di Re-book è proprio originale: l’artista Alice Visin ha dato nuova vita alle pagine di vecchi libri trasformandole in un bianco giardino di fiori-spilla da cogliere. Si è voluto in questo modo inaugurare un contest per raccogliere idee sul riuso dei libri. Lì accanto poi è possibile partecipare al “mercatino biologico del libro” dove barattare, scambiare a peso, comprare nuovi e vecchi libri. Dove: Alzaia Naviglio Grande, 42
  • Eco-prodotti: se invece cercate oggetti, tessuti e arredi domestici innovativi, a basso impatto ambientale, riciclati, o ecologicamente corretti Sparkling è la location che riunisce aziende selezionate per la loro attenzione a questi aspetti. Dove: via tortona, 31
  • Laboratori e concorsi: se poi volete sentirvi ancora più partecipi e coinvolti potete prendere parte ad uno dei tantissimi laboratori o proporre la vostra idea in un concorso:
    • L-Hub Game per sperimentare tecniche di creazione di oggetti di tessuto e materiali insoliti. Dove: ripa di porta ticinese, 69
    • IoRiciclo TuRicicli per ammirare le creazioni dei partecipanti ad un concorso veramente unico: dare vita ad oggetti di qualsiasi tipo partendo da un semplice campione di scarto di produzione dei feltrini sottosedia. Dove: via tortona, 35

Autore: Eva Gabaglio

Environment Jr: Intervista a Samuele Falcone

Fonte immagine: giallorenato.it

È giunto il momento di intervistare l’ideatore di questo sito-blog, nonché amico e collega geografo grazie al quale mi ritrovo a collaborare e a scrivere per la prima volta qui.

Samuele, hai alle spalle una Laurea Triennale in Scienze Umane per l’Ambiente e un biennio di Specialistica in Geografia per lo Sviluppo e le Risorse Paesistiche, corsi di laurea decisamente poco conosciuti e molto interdisciplinari; qual è stato nello specifico il tuo percorso? In che modo, e con quali mancanze se vi sono, l’università ti ha permesso di acquisire delle competenze?

All’inizio mi sono fatto attirare da una vocazione paesaggistica e dall’interesse antropologico, così ho scelto Scienze umane dell’ambiente. Dopo ho scoperto che la parte relativa alle politiche ambientali mi interessava altrettanto e che soprattutto poteva darmi la guida non solo per descrivere e conoscere le bellezze ambientali del mondo, ma anche di poter lavorare perché queste potessero mantenersi. E poi mi è sembrato il filone che potevo far diventare anche lavoro, forse. Così dalla specialistica mi sono spostato verso discipline un pochino più “fredde” ma che rendevano più “utili “ quelle più interessanti a cui connetterle (non so se è chiara ‘sta frase, mah!). Per quanto riguarda le mancanze dell’università non saprei, ma mi sembra che in Italia a meno che tu faccia ingegneria, informatica o discipline molto tecnologiche, bisogna arrangiarsi e costruirsi qualcosa da soli. Forse in Italia dovremmo investire di più in cultura e ricerca sul medio-lungo termine, ma non è una novità.

Già prima di conoscerti personalmente la tua fama di blogger e frequentatore di forum ti precedeva, da dove nasce questa volontà di comunicare, divulgare e parlare di ambiente? Come giudichi la qualità della comunicazione ambientale a livello dei mass media principali?
Aahahahah trista fama. Non saprei, diciamo che mi piace comunicare in genere e che può essere un modo per farsi conoscere meglio. O forse ho un animo nerd represso (ma nemmeno tanto). In realtà questo nuovo blog nasce più dalla volontà di condividere con altri le conoscenze, quindi ascoltare, dialogare, commentare, anziché scrivere da solo verso l’esterno. E poi un altro motivo è che proprio mi pare che si parli ancora poco di queste cose, o meglio se ne parla spesso ma a sproposito, con connotati lamentosi e catastrofici, oppure approssimativi e superficiali. Facciamoci sentire!

In passato ti sei occupato di sostenibilità e partecipazione nel tuo comune, Cinisello Balsamo, in particolare nell’ambito del processo di Agenda 21 Locale; che cos’è l’Agenda 21 Locale e quali sono i legami tra la partecipazione dei cittadini e lo sviluppo sostenibile?

Le Pubbliche Amministrazioni in Italia sono sempre viste come delle pompose macchine inaccessibili ai più. Da una parte ci sono i cittadini insospettiti da poche trasparenze, scontenti per burocrazie assurde e numerose lentezze, dall’altra parte gli amministratori e tecnici spesso arroccati e impauriti da una cittadinanza poco collaborativa, aggressiva e a volte ingiustificatamente rabbiosa. Come accade con Agenda 21, il programma ONU per lo sviluppo sostenibile, a livello locale invece è possibile valorizzare le conoscenze di tutti gli attori che compongono un territorio, che sono la risorsa fondamentale su cui investire. E’ sorprendente a volte vedere come il dialogo amministratori-tecnici-cittadini possa produrre cose molto positive per tutti.

A proposito di enti pubblici, attualmente collabori con una società di consulenza che si occupa di progetti di sviluppo sostenibile, cosa possono fare i comuni per dare il buon esempio? Come funziona lo strumento degli Acquisti Verdi?

Gli acquisti verdi (il cd. Green Public Procurement) sono strumenti molto importanti che permettono alle PA di inserire criteri ambientali in bandi e gare d’appalto. Non è una cosa facile e richiede molta conoscenza anche tecnica, dialogo con gli attori, volontà a cambiare le proprie abitudini e coraggio. Peraltro in una tematica molto delicata come quella degli appalti pubblici. Però può essere ben più di una buona pratica: il 14% del PIL europeo è composto da acquisti pubblici, il potere di leva è enorme per cambiare il mercato e salvare l’ambiente, dal momento che le attività produttive e il consumo di prodotti anche se non ce ne rendiamo conto sono le attività più impattanti che esistano.

Tornando a te, alla tua esperienza personale, come stai vivendo il passaggio dall’università al mondo del lavoro? Che consigli daresti a chi non ha ancora affrontato questo momento?

Il classico dilemma del geografo. Il passaggio è stato molto graduale perché per caso all’inizio e per volontà poi mi sono trovato “invischiato” dal terzo anno di università in stage vari, contratti, contrattini, ri-stage etc. Attualmente ho un contratto vero, dopo più di 3 anni di investimenti in buona volontà, che mi permette di vivere autonomamente e lavoro a tempo pieno. Forse il percorso si è allungato un po’, anche se a brevissimo si concluderà, però diciamo che non volevo perdere un treno. Il consiglio è quello di avere molta, molta, molta, molta, molta (molta periodico) pazienza. E poi anche un po’ di intraprendenza, bisogna decidere magari di spostarsi, rischiare e fare un po’ di sacrifici. Ma comunque sia non mi sento affatto arrivato, anzi, quindi consigli da altri sono ben accetti.

Una curiosità: Milano, Torino, Ferrara.. di tutte le città in cui hai vissuto, studiato e lavorato, qual è quella in cui ti sei trovato meglio? E quali sono le caratteristiche che secondo te rendono una città sostenibile, che garantiscono un’elevata qualità della vita?

Ma direi che Torino sicuramente è la migliore, mi piace molto il connubio città-natura che si trova fra le rive del Po, i grandi viali, le luci notturne e poi chiaramente tutti gli amici che ho trovato vivendo per la prima volta fuori casa. Ultimamente sono stato anche a Roma e mi è piaciuta parecchio. Un’altra trasferta estremamente gradevole è stata in Val di Non. Ferrara ha un enorme petrolchimico alle porte della città che inquina l’aria e mette anche un po’ d’ansia, quelli a essere sostenibili sono i ferraresi, eccellenti in comportamenti sostenibili e con un governo della città ammirevole. Per quanto riguarda Milano invece da una parte si fa promotrice dell’innovazione sostenibile, poi si cerca di costruire al parco sud e fare un eliporto al parco nord per viaggi di lusso, cementificando (ma non ci riusciranno, tutti i cittadini del Nord Milano lo impediranno, credo, spero), il miglior parco metropolitano d’Italia e affossando una delle zone più densamente abitate e urbanizzate d’Italia. Però devo dire che i milanesi ultimamente si stanno svegliando, c’è molto fermento e partecipazione sulle tematiche ambientali, finalmente.
In definitiva non ho ancora scelto dove voglio vivere con fissa dimora, non è una cosa che ho in mente di fare a breve termine, anzi.
Forse una città per essere sostenibile deve smettere di costruire perché il tempo è finito, è l’ora del verde e anche dell’embellissemnt, dei piani del colore per l’edilizia, delle commissioni per il paesaggio. Però per essere sostenibile deve offrire anche servizi culturali, formativi e per il tempo libero di un certo livello, altrimenti rimane una scatola vuota.

Personalmente mi trovo spesso in difficoltà quando devo descrivere il ruolo di un laureato in geografia, quando mi chiedono di definire e collocare la figura professionale del geografo; A cosa serve un geografo secondo te? Per quella che è tua esperienza, come reagisce l’ambiente degli “environment senior” alla scesa in campo di queste nuove figure professionali, così poco settoriali e più interdisciplinari?

Mah! Il geografo nella mia tesi è il governatore della complessità moderna, parafrasando Norberto Bobbio il nocchiere che dà la direzione a un mondo spaesato, soprattutto quello in grado di vedere tutte le parti e non solo il singolo pezzetto del puzzle di tutto ciò che è “ambiente”.
Gli environment senior a volte conoscono e ne sono entusiasrti, più spesso non gli importa particolarmente del “nome” quanto sapere quello che sai fare. Per me il geografo deve coltivare la propria eterogeneità di stimoli, patrimonio fondamentale anche per lavorare, perché il mondo del lavoro chiede di sapere un po’ di tutto ed elasticità continua. Allo stesso tempo credo bisogni ritagliarsi un filone, un argomento, un tema che ci interessa più di altri e svilupparlo all’interno di tutte le discipline che conosciamo, così si riesce davvero a dare un valore aggiunto rispetto agli altri al proprio lavoro, e il risultato alla fine è premiato. Non è una cosa sempre facile da fare peraltro, questo è vero.

Ultima domanda: Ti piace questo blog?

Ahahah vediamo come va

Intervistatore: Margherita Cisani