Lo sviluppo sostenibile…viene giù dai monti!

Negli stessi giorni in cui il vertice che si tiene a pochi passi dalle spiagge di Cancun, sembra smorzare gli entusiasmi anche dei più idealisti, sulla possibilità di affrontare il problema del cambiamento climatico con politiche condivise di scala globale, a Bard, nello splendido forte che sovrasta l’imbocco della Valle d’Aosta, viene lanciata con convinzione una proposta rivoluzionaria: rendere le Alpi energeticamente indipendenti entro il 2050.

L’idea viene da una delle principali associazioni che si occupano dell’arco alpino, la Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), ong internazionale abituata ai progetti ambiziosi, considerando che vide la luce nel 1952 con lo scopo di ottenere la stipulazione di un trattato internazionale per un’ampia protezione del territorio alpino, obiettivo raggiunto  nel 1991, con la firma della Convenzione delle Alpi da parte dei ministri degli esteri degli stati alpini. Da allora la Cipra agisce con una duplice strategia: uno sviluppo dall’alto, tramite la Convenzione delle Alpi e uno sviluppo dal basso, con progetti, iniziative e reti di attori locali.

La proposta lanciata a Bard – elaborata nell’ambito di un progetto intitolato cc.alps – cambiamenti climatici: pensare un passo avanti! - consiste proprio nel partire nelle numerose iniziative locali di autosufficienza energetica per creare un’intera macroregione sostenibile nel cuore dell’Europa, sfruttando la vocazione naturale delle Alpi come laboratorio per politiche innovative, la cooperazione e lo sviluppo sostenibile. I principi sui quali si fondano le azioni della Cipra nell’ambito dell’indipendenza energetica delle regioni alpine sono descritti nel compact  “Territori ad autosufficienza energetica” (disponibile sul sito  http://www.cipra.org/it/cc.alps/risultati/compacts), nel quale vengono riportate alcune delle principali buone pratiche in quest’ambito, dal progetto Bolzano città neutrale, al programma per il futuro energetico attuato nel Vorarlberg, la regione più occidentale dell’Austria.

Del resto le terre alte, molto più degli altri territori “sono molto esposte allo squilibrio ecologico provocato dall’uomo o dalla natura e rappresentano le aree più sensibili a qualsiasi cambiamento climatico dell’atmosfera” (Agenda 21, 1992).

Sempre più frequentemente i giornali e le tv raccontano di conflitti e preoccupazioni (non sempre spontanee e genuine) per l’impatto sul territorio degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. La fragilità dell’ambiente e del paesaggio alpini e l’attaccamento delle popolazioni montane al proprio territorio rendono indispensabile che qualunque programma, venga realizzato nel rispetto del territorio e con un’ampia condivisione, oltre ad includere una visione strategica onnicomprensiva, come ha dichiarato  Andreas Götz, direttore della Cipra Internazionale: “Non si può solo fare affidamento sulle fonti rinnovabili, ma occorre anche una gestione efficiente e parsimoniosa dell’energia. Inoltre, i progetti di sostenibilità hanno successo solo se godono di un’ampia accettazione”.

 

Per saperne di più: www.cipra.org

 

Autore: Giacomo Pettenati

Intervista a Giacomo Pettenati

Fonte foto: Icsmazzini.it

Riprendiamo finalmente la rubrica dedicata alle interviste. Ora tocca a Giacomo Pettenati, milanese geografo trapiantato temporaneamente a Torino, che ha seguito percorsi vicini allo sviluppo locale e alla valorizzazione culturale del territorio, e che segue con interesse le tematiche maggiormente legate alla montagna.

Ci racconti qualcosa del tuo lavoro presso il Coordinamento Donne di Montagna?
Sappiamo che hai scritto un libro, di cosa si tratta?

In realtà non ho proprio lavorato presso il Coordinamento Donne di Montagna, ho solo collaborato con alcune di loro, che gestiscono una biblioteca tematica in una splendida borgata in alta Val Maira, il Preit di Canosio.
Abbiamo scritto un libro che racconta la storia de “Il vento fa il suo giro”. Si tratta di un film indipendente girato da Giorgio Diritti proprio in Val Maira, con pochissimi soldi, con attori non professionisti e che nonostante ciò ha avuto grande successo in tutta Europa. Nel nostro libro cerchiamo di raccontare quello che il film ha lasciato in valle e quello che ha ricevuto da essa.

Valorizzazione culturale e sviluppo sostenibile. Come coniugheresti i due paradigmi?
Lo sviluppo per essere sostenibile non può fare a meno del patrimonio culturale locale, che oggi è minacciato dall’omologazione portata dalla società del consumo esasperato, superficiale e veloce. Inutile dire che le televisioni commerciali sono state lo strumento principale per costruire una società basata su finti bisogni che si finge di soddisfare passeggiando per i centri commerciali.
Al momento sto facendo un tirocinio in una società che si occupa di progetti di sviluppo locale, soprattutto nelle aree rurali e montane. Anche qui ho avuto la conferma che il patrimonio culturale è uno dei pilastri da tenere presenti quando si pensa allo sviluppo futuro di un territorio.

Sei andato al coordinamento Donne di Montagna nella speranza di trovare una fidanzata? Sei rimasto deluso vedendo che non eri il primo uomo a collaborare con loro?
Ah è un’intervista per Novella 2000? Non avevo capito, pensavo fosse un blog.

Ahahaha. Un po’ di pepe, e ogni intervista ha avuto la “domanda stupida”. Noto che non ha risposto. Soprassediamo. Le aree marginali hanno spesso una forte valenza ambientale. Come possiamo fare, secondo te, a dare a queste aree possibilità di sviluppo economico più vicine ai ritmi urbani e allo stesso tempo evitare che il territorio venga martoriato?
È molto difficile. Secondo me le aree marginali per avere un futuro devono essere connesse alla città. Questa connessione ovviamente non deve essere necessariamente fisica, le infrastrutture telematiche rappresentano il futuro delle aree marginali.
Molte di esse sono spopolate e per evitare l’abbandono bisogna fare in modo che qualcuno ci torni ad abitare. Alcuni possono essere professionisti che si dividono tra la città e la campagna. Ma al giorno d’oggi, anche chi fa il contadino ha bisogno di continui scambi materiali e culturali con le aree urbane, non è pensabile che un giovane viva in montagna senza contatti con l’esterno, come succedeva 100 anni fa.

Ti piace questo blog?
Ah allora avevo ragione, è un blog, non Novella 2000….

Sì, ok. Laurea triennale, presa. Laurea specialistica, presa. Come pensi di muoverti nel futuro? Che lavori ti piacerebbero?
Mi sono laureato in Scienze umane per l’ambiente, il territorio e il paesaggio all’università di Milano, con una tesi sul rilancio dei piccoli comuni.
Dopo un troppo breve stage all’Istituto Italiano di Cultura di New York e un po’ di lavoro come giornalista, mi sono iscritto alla specialistica in Geografia per lo sviluppo e le risorse paesistiche all’università di Torino. Tesi sui nuovi abitanti delle Alpi.
Ora continuo a fare delle collaborazioni come giornalista e sto facendo un tirocinio presso la società di sviluppo locale di cui parlavo.
Per il futuro? Consulente, giornalista, ricercatore, viaggiatore, contadino, mantenuto, eremita, ….chissà. O magari anche barista, calciatore, ballerino, fabbro, elettrauto, il futuro può riservare grandi sorprese…