2011 International Student Conference on Environment and Sustainability

2011 International Student Conference on Environment and Sustainability

2011 International Student Conference on Environment and Sustainability

La sostenibilità ambientale è un tema sul quale sono attualmente focalizzati governi, università e istituti di ricerca, ma anche di società e aziende private.

La conoscenza e la consapevolezza delle problematiche legate al progressivo degrado degli ecosistemi e della complessità di tali problematiche è un imprescindibile punto di partenza per la definizione di soluzioni possibili. Benché percorsi formativi in ambito ambientale basati su un approccio multidisciplinare siano ormai diffusi a livello universitario, lo scambio di competenze e conoscenze tra studenti ed esperti aventi diversi tipi di formazione e provenienti da diverse culture è un aspetto fondamentale, considerando la scala globale delle problematiche ambientali.

Le conferenze a livello internazionale sono ormai frequenti, e costituiscono una opportunità unica per l’approfondimento scientifico e la diffusione di coscienza e consapevolezza nell’opinione pubblica.

Quest’anno, per la prima volta, si è tenuta alla Tongji University di Shanghai, dal 5 all’8 giugno 2011, con il supporto dell’UNEP (United Nations Environmental Panel) e dell’IESD (Institute of Environment for Sustainable Development), la “2011 International Student Conference on Environment and Sustainability” (conferenza internazionale degli studenti sull’ambiente e la sostenibilità). Alla conferenza hanno partecipato, a seguito di una selezione, studenti provenienti da 35 diversi paesi con percorsi formativi legati alla sostenibilità ambientale.

I partecipanti, divisi in 4 gruppi tematici di lavoro

  • Living with forest and water
  • Green economy
  • Clean energy & green mobility
  • Eco-urbanism & cultural heritage

hanno seguito lezioni frontali, partecipato ad escursioni e avuto momenti di discussione di gruppo.

Durante la giornata conclusiva ogni gruppo ha presentato i risultati della propria ricerca relativamente al tema assegnato. La conferenza è stata non solo supportata da docenti ed esperti, ma ha creato valore dallo scambio di conoscenze e dall’interculturalità.

Al termine della conferenza è stata presentata una dichiarazione – elaborata dapprima da un ristretto gruppo di studenti, e poi revisionata da tutti i partecipanti – con la quale i partecipanti hanno voluto esplicitare la propria volontà e il proprio impegno nel promuovere stili di vita sostenibili e ridurre l’impatto sull’ambiente. La dichiarazione è scaricabile nella versione in inglese. Oltre agli aspetti legati all’ambiente, viene messa in evidenza anche l’importanza degli aspetti sociali ed economici, proponendo una visione integrata ed equilibrata di sostenibilità.

Per approfondimenti:

http://unep-iesd.tongji.edu.cn/index.php?classid=875

http://unep-iesd.tongji.edu.cn/index.php?classid=883&newsid=827&t=show

 Autore: Valentina E. L. Preti

Educare all’ambiente: intervista a Mrs. Zwisler, Direttrice di Roots and Shoots Cina

Abbiamo incontrato per voi una delle associazioni di volontariato ambientale più attive a Shanghai, o meglio, la più attiva. Un incontro utile per farci un’idea sulle attività che si svolgono in ogni angolo del mondo per la causa ambientalista. Il nome della Fondazione promotrice è Roots and Shoots (Radici e Germogli), nome eloquente che indica il giovanissimo target di un’organizzazione che raccoglie la sfida ambientale partendo dall’educazione delle nuove generazioni.

Quando parliamo “di ambiente”, alla nostra mente arrivano i grandi problemi di aria, acqua, suolo, paesaggio, i grandi incidenti petroliferi degli ultimi anni, l’inquinamento radioattivo degli ultimi giorni e altri temi lontani dalle responsabilità del singolo. Viene così da chiedersi se effettivamente i fondi dedicati all’educazione ambientale non dovrebbero essere destinati ad altre urgenze. Insomma, tamponare le cose importanti adesso o investire su un faticoso e incerto futuro? Tori Zwisler, direttrice di questo vero e proprio colosso di educazione ambientale ha risposto alle nostre domande, volutamente incalzanti, con convinzione e interesse.

“Sono d’accordo con l’osservazione che l’educazione ambientale riguardi un approccio a lungo termine, allo stesso tempo però abbiamo modo di direzionare gli studenti all’attenzione per lo sviluppo sostenibile” e a conferma di questo parla della concretezza che cerca di dare al lavoro alla figura professionale dell’educatore ambientale: “privilegiamo le attività esperienziali, progetti concreti e di breve termine, per esempio consideriamo 6 mesi già un termine troppo lungo per mantenere l’attenzione”. Le attività rimangono concentrate sul “coinvolgimento in progetti focalizzati che possano essere poi completati e implementati per conto proprio dagli studenti: raccolta differenziata, programmi di riciclo, risparmio di buste di plastica, utilizzo di bacchette riutilizzabili e altre piccole cose”.

Le attività di Roots and Shoots si svolgono a Shanghai, dove Miss Zwisler ci fa luce su un contesto in cui “coinvolgere sei scuole significa direttamente coinvolgere 6000 studenti. Il nostro lavoro è quello di raccogliere le informazioni, accumularle e renderle interessanti e motivanti nella realizzazione dei nostri progetti” e per quanto riguarda la riposta del popolo cinese pare che piaccia “fare la differenza, avere un qualche tipo di impatto e continuare a farlo”. A proposito di studenti è inoltre non indifferente il passaggio di informazioni all’interno del contesto familiare: “quando fai educazione ambientale non la stai facendo solo con i bambini, ma anche con gli adulti. Se un ragazzino sta risparmiando energia lo inizieranno ad osservare anche i genitori, e poi i vicini e le loro famiglie e così via”. Niente di nuovo forse per gli esperti di educazione ambientale, ma è pur vero che il discorso si amplifica in un contesto dove la vita è stata stravolta nel giro di 20 anni e dove le nuovissime generazioni parlano inglese e di ambientalismo, mentre i genitori rimangono in un certo senso indietro rispetto ai fenomeni globali.

In una città come Shanghai inoltre emerge un nuovo fenomeno fino a poco fa inconsueto, quello degli animali domestici. Non è infrequente per noi italiani scherzare a riguardo, visto l’utilizzo a scopo alimentare – peraltro anche pregiato – di animali come il cane, a noi del tutto estraneo. Fino a poco tempo fa l’utilizzo dell’animale domestico in contesti urbani cinesi era qualcosa di impensabile, ma ora una nuova generazione di cittadini, desiderosa di assomigliare sempre più al consumatore fashion occidentale, inizia a possedere un animale domestico scoprendone i grandi onori ma anche i numerosi oneri. E così in una città come Shanghai pare che Roots and Shoots trovi il suo perché anche nell’aiutare la popolazione, in primis i bambini, a “vivere insieme ai loro animali domestici. E’ una città piuttosto ricca e ne vogliono sempre di più negli ultimi anni. Noi vogliamo aiutare le persone a vivere meglio con i loro animali e imparare nozioni di base per esempio circa le necessità di vaccino”. Non dimentichiamo infatti che la maggiore conseguenza di un acquisto sovrappensiero di un animale domestico è l’abbandono. “C’è un discreto fenomeno di abbandono di animali a Shanghai. Nel nostro ufficio (composto da 17 addetti, ndr) 6 persone hanno preso con loro animali abbandonati”. E a proposito dell’educazione alla vita con gli amici a quattro zampe, si spera che si faccia qualcosa anche contro il dilagante fenomeno dei barboncini con le converse alle zampe e i ciuffi tinti di colori fluorescenti (passeggiare per la metropoli per credere).

Una valutazione positiva quindi, quella sul lavoro di Roots and Shoots, dalle informazioni in nostro possesso e dalla passione con cui parla chi vi lavora. Un po’ più di contraddizione per le fondazioni di questo tipo è la raccolta fondi. Abbiamo chiesto, trattandosi di un’organizzazione che domina la scena di una città di 24 milioni di abitanti e che ha la propria sede in un grattacielo a poche centinaia di metri dalla centralissima People’s Square, se si è mai ricevuta una “proposta indecente”. In questo caso l’associazione pone delle limitazioni nell’accettazione di donazioni solo per coloro che hanno affari in traffico d’armi e industrie del tabacco. Coscienti del fatto che non è sempre facile indagare sulla vita ambientale di numerosi processi produttivi, la risposta è che “noi preferiamo vedere il bicchiere mezzo pieno”. Ed è pur vero che gli investimenti nel campo dell’educazione ambientale non sono sempre tanti ed è meglio avere dei liquidi attraverso i quali riproporre un bilanciamento, magari per educare nuovi futuri capitani d’impresa a fare meglio. Apprezziamo la sincerità e la consapevolezza della Fondazione, seppure riteniamo che qualcosa in più si potrebbe fare su questo aspetto.

Attualmente Roots and Shoots ha come cavallo di battaglia il progetto 3 million trees, che porterà letteralmente nuovo ossigeno nella Mongolia interna, per conoscere questo e altri progetti dell’avanguardia dell’educazione ambientale, navigare sul sito www.jgi-shanghai.org

Autore: Samuele Falcone

Green economy italo-cinese

da asianews.it

Vorrei raccontarvi di un interessante seminario al quale ho partecipato a Shanghai, organizzato dalla Tongji University e dalla Regione Emilia-Romagna, rappresentata dal Presidente Errani, con una serie di imprese della regione impegnate in innovazione sui temi della Green Economy. Hanno partecipato anche Confindustria Emilia-Romagna, Monte dei Paschi di Siena e il Ministero dell’Ambiente.

Quello che è emerso, e che già peraltro era noto leggendo varie statistiche per esempio sulle certificazioni ambientali, è che la Regione Emilia-Romagna è quella italiana più avanti nel binomio ambiente-azienda e che ora si sta sforzando di far emergere le proprie eccellenza con processi cooperativi con il colosso cinese in continua ascesa.

Come è stato messo ben in luce dal Professor Li Fengting, professore dell’UNEP presso la Tongji, infatti la Cina è il paese che più sta producendo al mondo ma anche quella che sta soffrendo più di tutti di conseguenza il degrado ambientale.

In particolare l’inquinamento delle acque è quello che sta colpendo tutti i bacini idrografici più importanti. La risorsa idrica in Cina ha già di per sé una distribuzione disomogenea sul territorio, con uno squilibrio in particolare fra Sud più ricco e Nord meno ricco, per cui è richiesto quotidianamente uno spostamento di risorse dalle zone più ricche a quelle più bisognose, dove gli standard di potabilità spesso non sono raggiunti.

Allo stesso tempo è stato però messo in luce dagli altri partecipanti, in particolare dalle istituzioni e dagli imprenditori italiani, come la Cina sia però anche il paese che più di tutti sta investendo per realizzare interventi di riequilibrio nel campo della Green Economy. Tanto che per esempio gli imprenditori notano come sia più semplice fare questo tipo di investimento piuttosto che in Italia in Cina, dove il risultato è visto in maniera più immediata e con una voglia di realizzare interventi di riequilibrio visibili.

I progetti realizzati nel Sino-Italian Campus della Tongji University di Shanghai vanno da una particolare tipologia di micro turbine e micro cogeneratori utilizzabili anche in unità abitative o in condomini, con una possibile diffusione futura soprattutto in suolo cinese; si passa poi a particolare tipologie di veicoli elettrici per lunghe distanze che sfruttano il riscaldamento del motore per produrre nuova energia necessaria al trasporto; molto interessante anche la produzione di energia solare, dove l’ingegno italiano per esempio con i pannelli solari a concentrazione (uno dei quali dà autonomia a un intero Kibbutz) si potrebbe sposare in un futuro non molto lontano con alcune esigenze del territorio cinese.

Confindustria Emilia-Romagna ha stimato che il guadagno per le imprese (di dimensione piccola) che per ora hanno partecipato a questi programmi di scambio tecnologico si aggira intorno ai 30 milioni, in attesa di un’esplosione e di una crescita che potrebbe rivelarsi un grande valore aggiunto.

Cina e Italia quindi sembrano poter andare a braccetto all’insegna dello scambio tecnologico, della realizzazione di un mercato più ampio e nella protezione ambientale, in attesa che il tutto decolli sempre di più in entrambi i Paesi.

Autore: Samuele Falcone

ProgettiOriente

Sembra che a volte se si programmano le cose, poi si devono fare. Ecco, io non sono ancora pronto eppure mancano ormai 4 giorni. Mi aspetta un viaggio di 13-14 ore in tutto. O meglio un anno e mezzo, sì e no, in tutto. Che faccio, me li taglio i capelli prima di partire o li tengo così lunghi? Per ora è l’unica domanda importante che mi viene in mente.

Comunque sia, visto che parto per Shanghai come recita ormai il mio profilo in “Chi scrive” e rimarrò lì per un po’ di tempo, inauguro una nuova rubrica del sito, per il momento battezzata “ProgettiOriente”. Non so ancora bene cosa ci scriverò, sicuramente è qualcosa che riguarderà l’ambiente e la Cina. Nonostante il blog nascesse per fare collettamento dei progetti che si fanno in Italia, è pur vero che un po’ di scambio male non può che fare con un paese che si affaccia nel globo con una ondata a dir poco imponente. Quindi ben venga la finestrella del blog con un mondo così lontano e così vicino allo stesso tempo.

Potrei parlarvi di quello che si farà nel Master Degree, oppure di cosa combinano in Cina per tutelare l’ambiente, oppure com’è l’ambiente cinese e così via. Vedremo. Nel frattempo, preparo le valigie. Per gli amici ci sarà un blog un po’ più privato per poter parlare con tutti.

A presto…

Autore: Samuele Falcone