In questi giorni, mentre navigavo su internet, mi è capitato di imbattermi ancora una volta nella tortuosa e avvincente vicenda di Consonno. Questo strano e desolante centro disabitato, inerpicato sulle montagne della provincia di Lecco, aveva già catturato la mia attenzione un po di anni fa, quando ho dovuto recarmi sul posto per svolgere una ricerca universitaria. Devo ammettere che questo borgo fantasma si è rivelato un ottimo oggetto di osservazione per la geografa alle prime armi che ero. Oggi vi voglio raccontare brevemente la storia di questo stano luogo, o non-luogo come da tanti è stato apostrofato, per guardare poi alle trasformazioni alle quali andrà incontro nel prossimo futuro.
Partiamo dalla storia. Questo centro abitato sorse quasi certamente durante il Medioevo e rimase un piccolo borgo rurale fino all’8 gennaio 1962 quando il Conte Mario Bagno comprò l’Immobiliare Consonno Brianza, che deteneva la proprietà di tutte le abitazioni del borgo (e ne possiede buona parte ancora oggi), e decise di farne una città dei divertimenti. Per costruire questa Las Vegas della Brianza gli abitanti del luogo vennero espulsi frettolosamente e il suggestivo borgo medioevale completamente demolito. Le ruspe, in poco tempo, piegarono la natura allo stravagante progetto del conte costruendo una vera e propria città dei balocchi fornita di un minareto, una galleria di negozi in stile arabeggiante, cannoni e guerrieri medioevali, sale da gioco, sale da ballo, sfingi egiziane, pagode cinesi, colonne doriche e un Grand Hotel. Tutti stravolgimenti che non tennero minimamente in considerazione la struttura morfologica dell’area alterandone gli equlibri. La nuova città ebbe inizialmente una grande popolarità, attirando numerosi visitatori, ma il periodo del vizio de dello sfarzo non durò a lungo: dopo una quindicina di anni, nell’ottobre 1976, una frana chiuse la strada di accesso a Consonno segnando di fatto la fine dei divertimenti e il declino della località stessa.
Col passare degli anni questo luogo si è trasformato in una strana e degradata città fantasma, all’interno della quale gli scheletri degli edifici fatiscenti costringono a riflettere sullo scempio provocato. Del resto il paesaggio è un severo registratore della storia dell’uomo in un determinato ambiente naturale ed è proprio l’aspetto identitario di Consonno che andrebbe valorizzato in futuro in vista di una riqualificazione complessiva dell’area: in modo tale che questo luogo possa parlare di sé ai posteri e testimoniare la vicenda quanto mai particolare -e per certi versi assurda- di cui è stato protagonista. Concorde con questa visione è l’Associazione Amici di Consonno, nata nel 2007 dall’unione di un gruppo di ex-residenti e figli di vecchi abitanti con a cuore i futuro dell’antico borgo. Questa però non sembrerebbe essere la direzione in cui andranno gli interventi previsti dal P.G.T. di Olginate recentemente approvato. La riqualificazione di Consonno passerà attraverso un Piano Attuativo che prevede la completa demolizione delle costruzioni abbandonate e rende edificabile gran parte dell’area: sono 5.000 i metri quadrati destinati alla costruzione di nuove residenze, 10.000 quelli da adibire ad altre funzioni e altri 15.000 quelli per strade e parcheggi. Eppure le proposte per una riconversione che rispetti l’identità storica di questo luogo non mancano: c’è l’ipotesi di conservare una parte degli edifici, tra cui il simbolico minareto, dotandola di appositi pannelli esplicativi che riassumano la vicenda di Consonno; conservando dunque parte del luogo come testimonianza da trasmettere alle generazioni future. Un pezzettino di storia che ci dissuada dall’intraprendere scelte del genere in futuro. C’è poi anche il suggerimento di ricostruire il centro partendo dalle antiche mappe catastali per ricreare l’originario tessuto edilizio, ricercando poi in un agricoltura orientata al sostegno di un turismo eco-compatibile un’interessante occasione di reddito aggiuntivo, nonché un modo per contribuire alla salvaguardia del paesaggio circostante.
Ad oggi, comunque, il futuro di questa località rimane poco delineato: le indicazioni contenute nei piani non si sono ancora tradotte in progetti precisi. Unico cantiere aperto, per il momento, è quello per l’asfaltatura della strada che da Olginate sale a Consonno. A quest’opera si aggiungerà quella per la realizzazione di un acquedotto a Dozio, che consentirà di portare l’acqua nella zona in questione. Si tratta di interventi sicuramente indispensabili per la rivitalizzazione della frazione, ma in cui molti vedono il preoccupante preludio di una possibile speculazione edilizia. In effetti, considerando come tendono ad andare generalmente queste cose, mi sembra una preoccupazione condivisibile. Ad ogni modo, bisogna sperare che il piano per il recupero di Consonno diventi davvero un’occasione per riqualificare in chiave paesaggistica quest’area degradata, valorizzando e conservando dunque l’identità poliedrica che questo centro è venuto assumendo nel corso degli anni, evitando così di sprecare questa irripetibile chance ripercorrendo gli errori del passato. Per approfondimenti sul questo argomento vi invito a visitare il sito http://www.consonno.it/.
Autore: Sara Colombo

